Giochi per vedere: Integrazione visuo-motoria

L’abilità di integrazione visuo-motoria può essere vista come un rapporto in due direzioni tra il sistema visivo e il sistema motorio. Per un verso rappresenta la modalità attraverso cui l’informazione visiva guida il movimento di una persona, consentendoci di guidare il movimento sia negli aspetti grossolani che in quelli più fini. Ma anche il movimento, attraverso le informazioni sul mondo che si acquisiscono  attraverso i canali della propriocezione, contribuisce a sviluppare e migliorare la qualità della visione.

L’abilità di integrazione visuo-motoria permette alle informazioni visive di integrarsi con le informazioni del sistema grosso-motorio, ovvero l’abilità di integrare gli aspetti visivi con il movimento degli occhi,

Quindi ad esempio quando camminiamo, corriamo, saltiamo correttamente un ostacolo stiamo confermando che l’informazione visiva sull’altezza della corda era giusta. Così se urtiamo un oggetto mentre cerchiamo di afferrarlo stiamo comunicando al nostro cervello che la valutazione visiva della distanza tra la mano e l’oggetto non era accurata. Oltre queste abilità motorie più grossolane ce ne sono altre di estremamente fini. Il sistema fine-motorio lo scopriamo nella capacità di integrare gli aspetti visivi con alcuni movimenti della mano che richiedono molta precisione come per esempio inserire le monete nel salvadanaio o infilare il filo nell’ago, ma soprattutto è importante nelle abilità di scrittura e grafiche.

La coordinazione occhio-mano è in particolare un complesso di abilità percettive, motorie e cognitive, che ci consente di guidare i movimenti della mano sulla base degli stimoli visivi e del feedback motorio e percettivo. Lo sviluppo della coordinazione occhio-mano è particolarmente importante per il normale sviluppo del bambino e l’apprendimento scolastico.

Nel processo di maturazione del bambino lo sviluppo dell’integrazione visuo-motoria avviene nei primi anni di vita. Molti studi riportano inoltre che un bambino può aver sviluppato adeguate abilità visive e motorie, ma può aver difficoltà ad integrarle.
Per esempio se chiediamo ad un bambino di copiare delle figure geometriche con una matita, egli deve essere cosciente della posizione e direzione degli stimoli rappresentati. Questa consapevolezza è resa possibile attraverso movimenti volontari dell’occhio verso una specifica direzione. A questi  movimenti oculari si devono poi accompagnare movimenti del braccio, della mano e delle dita per tracciare i segni grafici sul foglio.

Fin da piccolissimi i bambini sono in grado di disegnare linee verticali, orizzontali e circolari, come può aver visto chiunque mentre un bambino prova a fare i suoi primi disegni. Ma in questa periodo di vita del bambino  detta “fase dello scarobocchio”, la coordinazione dell’occhio e della mano non è ancora del tutto matura. Ma come fanno in realtà i bambini a scarabocchiare, cosa c’è dietro quel loro apparente movimento senza un fine?

Prima ancora di scarabocchiare i bambini osservano il contesto e apprendono come fare per imitazione. è in questo momento che i primi  movimenti oculari finalizzati sono esercitati, proprio nell’istante in cui il bambino osserva qualcuno mentre dimostra il compito specifico nel contesto di riferimento.
A partire dalla scuola dell’infanzia è possibile osservare in alcuni bambini difficoltà nell’elaborare informazioni visive, nell’immaginare movimenti di oggetti o percorsi, nell’integrare le abilità percettive e motorie.  Queste carenze possono successivamente pregiudicare una corretta acquisizione delle competenze di scrittura, con ripercussioni sia sulle modalità espressive che sulle abilità organizzazione cognitiva delle informazioni.

Lo sviluppo della coordinazione oculo-manuale è dunque basilare anche per lo sviluppo dell’alfabetizzazione.

A livello evolutivo, è stato studiato come si sviluppa la percezione e la riproduzione spaziale di stimoli.
Verrecken revisionando il lavoro di Piaget riscontrò due diversi livelli spaziali:

  • Dimensioni spaziali topologiche (0- 5 anni): i bambini apprendono e riproducono attributi spaziali come la vicinanza, la separazione, il contenimento, l’inclusione di un oggetto in un altro;
  • Dimensioni spaziali euclidee (5-10 anni): includono la direzione, linee curve  e rette, lunghezza e distanza; in questo periodo i bambini sono in grado di percepire un oggetto in relazione ad altri.

È importante sottolineare che a volte lo sviluppo di queste, come di altre abilità, può avvenire in modo non lineare. Non è come aggiungere costantemente  giorno dopo giorno un mattone sopra ad un altro per costruire un muro sempre più alto ma a volte si possono osservare rallentamenti, arresti, o anche regressioni temporanee delle fasi di sviluppo, senza che ciò indichi automaticamente la presenza di un problema .

Occorre tenere presente che solitamente i deficit visuo- spaziali e di integrazione visuo-motoria incidono notevolmente sull’apprendimento scolastico.

Nel nostro cervello dove ha luogo l’integrazione visuo-motoria?

Questa domanda parrebbe centrale e fondamentale per capire la sede di eventuali problemi specifici. Gli studi di numerosi neuropsicologi già da oltre 40 anni avevano  localizzato le funzioni visuo-motorie nell’emisfero cerebrale destro e nella corteccia motoria opposta alla mano dominante (Hartlege e Lucas, 1976). Ma il nostro sistema nervoso centrale non è così semplice e ulteriori verifiche sperimentali hanno concluso che è molto improbabile che un singolo punto del cervello possa ritenersi responsabile dell’integrazione dell’informazione visiva in distinti piani motori (Grafton et al., 1992). In realtà si ritiene che è più probabile che questa conversione avvenga in entrambe le aree associative motorie e sensoriali, ovvero nel cervelletto e nei nuclei subcorticali,  in modo dinamico e parallelo.
Secondo Rourke (1995) le difficoltà visuo-motorie o difficoltà di integrazione dipendono da “distruzioni”  o carenza di diverse connessioni neurali della materia bianca che includono il lato destro e sinistro del cervello (corpo calloso in particolare), il fronte e il retro del cervello (per i compiti nuovi) e le aree dal basso all’alto del cervello (corteccia e tronco encefalico).
Per quanto sia importante e di grande curiosità questo settore di conoscenze, la localizzazione cerebrale neuropsicologica delle aree deputate all’integrazione visuo-motoria richiederà ancora ulteriori studi di approfondimento.

L’integrazione visuo-motoria è uno di quei processi che utilizziamo giornalmente in un’infinità di attività della nostra vita quotidiana ma di cui non ci rendiamo neppure conto quando il suo funzionamento è adeguato. Le esperienze fatte dal bambino nei primi periodi della vita contribuiscono a sviluppare in maniera armonica ed efficace anche questa abilità visiva. è per questo che è importante per il bambino la fase del gioco, che provvede a stimolarla e migliorarla tramite varie e numerose esperienze visuo-motorie. In questa sezione sono presentati alcuni giochi che sono stati selezionati in quanto utili a sviluppare tale funzione, oltre a svolgere il loro scopo fondamentale che è quello di divertirsi serenamente.

(dott.ssa Simona Tonini)