Anomalie oculomotorie nei bambini con Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività sono migliorate dal metilfenidato

12 Aprile 2017 By 0 Comments

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**N.B.: L’articolo sottostante fa riferimento all’utilizzo del metilfenidato nel trattamento dell’ADHD,
poiché in America è di frequente utilizzo per i disturbi di attenzione e iperattività.
Attualmente l’efficacia del farmaco è ancora oggetto di ricerche e approfondimenti**

Ci sono relativamente pochi studi dei movimenti oculari saccadici in bambini
con disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD). Lo scopo di questo
studio era di esaminare le capacità inibitorie dei movimenti oculari nei bambini
con ADHD e di esplorare l’effetto del metilfenidato (MPH) sulle prestazioni del
movimento degli occhi.

Il metilfenidato (Ritalin) è il medicinale di scelta per il trattamento farmacologico
dell’ADHD. Viene somministrato in base al peso corporeo e l’assorbimento gastrointestinale
è rapido e pressoché completo. Il farmaco inizia a mostrare la sua attività clinica dopo
circa mezz’ora dalla somministrazione orale, raggiunge il picco di attività dopo un’ora,
per una durata terapeutica di circa 2-5 ore. Il metilfenidato viene quindi solitamente
somministrato 2-3 volte al giorno. Esiste peraltro un a notevole variabilità di risposta
clinica tra i singoli individui e l’efficacia non appare correlata con i livelli plasmatici del
farmaco.

I risultati di alcuni studi clinici controllati hanno evidenziato che il metilfenidato è efficace
in circa il 70% dei bambini con ADHD. L’effetto terapeutico è rapido. Una settimana di
trattamento è in genere sufficiente per ottenere benefici valutabili anche in ambito scolastico:
aumento dell’attenzione, della capacità di portare a termine i compiti assegnati, oltre ad una
riduzione dell’impulsività, della distrazione e delle interazioni interpersonali conflittuali.
Negli studi finora condotti è stato notato che la stessa dose di metilfenidato può tuttavia
produrre in bambini con ADHD cambiamenti in positivo, in negativo o nulli, in base al
metodo di valutazione usato.

Il campione di questo studio era costituito da trentuno bambini con ADHD
(età media 9,9 ± 0,4 anni) e da un gruppo di controllo costituito da trentuno bambini con
caratteristiche simili per sesso, per età e quoziente intellettivo con normale sviluppo.
Sono stati esaminati e registrati con un eye-tracker i movimenti oculari di saccadi elecitate,
il paradigma di antisaccade e anche un semplice paradigma di fissazione. La latenza di
ogni tipo di saccade, il tasso di errore dei movimenti di antisaccade, e il numero di saccadi
effettuate durante la fissazione sono stati misurate e quantificate.

I bambini con ADHD prima del trattamento con metilfenidato rispetto ai bambini del gruppo
di controllo hanno mostrato in maniera significativa una più breve latenza media delle saccadi
volontarie (sovrapposizione di paradigma), errori più frequenti durante il paradigma antisaccade,
e un più alto numero di saccadi fatte durante la fissazione. Dopo 1 mese di trattamento con MPH,
tutti questi parametri sono cambiati significativamente, raggiungendo i valori del gruppo di controllo.
Presi insieme, questi risultati suggeriscono che le capacità oculomotorie sono di base povere nei
bambini con ADHD, e questo può essere sicuramente correlato con un deficit dei meccanismi inibitori.
Il trattamento con metilfenidato può migliorare tra le altre cose anche le prestazioni oculomotorie di
questi bambini attraverso strategie di adattamento, che possono coinvolgere strutture cerebrali legate
all’inibizione cognitiva.

Sicuramente nello studio dell’ADHD sia in termini di caratteristiche e presentazione clinica che di
progettazione riabilitativa un proposito futuro sarà indagare meglio, magari estendendo il campione
di ricerca, la correlazione tra il trattamento farmacologico con metilfenidato e le prestazioni oculomotorie,
sempre nell’ottica che è fondamentale tener presente che la terapia per l’ADHD deve basarsi su un approccio
multimodale che riesca a combinare interventi psicoeducativi con la terapia farmacologica nei casi di
ADHD da moderato a severo.

Autori: Bucci MPStordeur CSeptier MAcquaviva EPeyre HDelorme R. Pubblicato il 15 Dicembre 2016 sul “Journal of child and adolescent psycopharmacology”